Scoperta del proprio stato naturale

Un cammino di Ricerca

Oggi vorrei parlarvi del legame tra la psicoterapia della Gestalt, un approccio riconosciuto e valido nel trattamento di diversi disturbi mentali, e le pratiche spirituali orientali.

Da più di dieci anni porto avanti una ricerca insieme spirituale e terapeutica. Lungo il mio  cammino ho sperimentato molti tipi di meditazione, e per me sono stati strumenti  verso la trascendenza, cioè un modo per andare oltre la mente relativa e dualistica, quella che divide il mondo in giusto e sbagliato, dentro e fuori, io e gli altri. Ho avuto la fortuna di incontrare maestri di tradizioni antiche, dallo sciamanesimo all’induismo, dal buddismo al taoismo, e ho visto che, al di là delle differenze, queste vie si incontrano e si somigliano nella loro visione.

Quello che ho sempre cercato nella spiritualità è la capacità della mente di contemplare se stessa. Conoscere come funziona la propria mente serve a navigare meglio nella vita quotidiana, come un marinaio che impara a leggere il mare. Significa placare i rumori, che spesso sono l’eco del passato o l’ombra inquieta del futuro, e ritrovare la vera natura dell’esistenza. Le varie discipline le danno nomi diversi, ma il senso cambia poco, ma  qui non mi fermo sui dettagli.

Ciò che voglio condividere con voi è che sia gli approcci orientali sia la terapia della Gestalt, che possono integrarsi, offrono la possibilità di conoscere se stessi e di orientarsi meglio nella propria vita. Lo fanno andando oltre le dottrine, per fare esperienza diretta della realtà che ci circonda.

Cosa significa, in concreto? Che queste pratiche ci permettono di riscoprire la nostra natura umana, cioè lo stato naturale dell’essenza.

Lo stato naturale nelle tradizioni orientali

Nelle pratiche spirituali, per “mente naturale” si intende la mente prima di ogni costruzione, come un lago quando il vento si ferma e la superficie torna limpida. Ogni tradizione ha i suoi nomi per quel lago:

  • Buddismo: la mente naturale (prabhāsvara-citta, “mente di luce chiara”) è la natura luminosa della mente, non contaminata dai pensieri. Rigpa, in tibetano, è la consapevolezza pura e nuda, termine centrale del Dzogchen.
  • Zen: la mente originaria (honrai no menmoku, “volto originale”) è lo stato che precede la distinzione tra soggetto e oggetto, il volto che avevi prima ancora di nascere.
  • Śaivismo del Kashmir: Spanda è la pulsazione e Cit la coscienza originaria, un battito sottile che sostiene tutto ciò che esiste.
  • Induismo: Ātman è il Sé, la natura essenziale della persona.
  • Taoismo: Xu (虛) e Jing (靜), vuoto e quiete, sono la condizione della mente che riflette il Dao come uno specchio. Fan pu gui zhen (返璞歸真), “tornare al grezzo, ritornare alla verità”, indica il ritorno alla natura originaria.

Sono nomi diversi, ma indicano la stessa direzione: lo stato naturale non si costruisce, si riconosce, perché è già lì, a nostra disposizione. È come il sole dietro le nuvole anche la pratica non lo accende, toglie ciò che lo copre. Nel Dzogchen,  nella Tantra e nel Taoismo, infatti, la pratica serve a rimuovere gli ostacoli, non a modificare qualcosa.

Lo stato naturale nella Gestalt: Sentire, Pensare, Agire

Nella terapia della Gestalt lo stato naturale è l’integrità di ciò che sento, penso e faccio. Emozioni, pensieri e azioni smettono di essere tre voci che parlano a turno, o peggio una sopra l’altra, e diventano un’unica melodia. Si diventa qualcosa di intero e solido, ma solido non vuol dire rigido: pensate a un albero con radici profonde che si piega al vento senza spezzarsi. In tutte le discipline si cerca questa morbidezza unita alla centratura, una presenza acuta e vigile.

Yin e Yang: l’equilibrio tra due poli

Nell’approccio della medicina tradizionale cinese, come lo trasmette il maestro Mu Yuchun, la salute psicofisica nasce da un campo magnetico che contattiamo sia dentro che fuori di noi. Mu Yuchun è un grande maestro cinese degli arti marziali, di cui ho l’onore di essere traduttrice per i suoi seminari,  che porta le antiche conoscenze delle sue famiglie di Wushu. Attraverso il campo magnetico  diventa possibile riequilibrare gli squilibri del corpo e trovare il punto d’unione in cui accade l’equilibrio.

Nella vita quotidiana applichiamo di continuo il principio di Yin e Yang. Dobbiamo bilanciare la parte analitica e quella intuitiva, il pensare e il sentire. Quando serve fluire e lasciar scorrere, entra in gioco l’energia yin, come l’acqua che trova la sua strada. Quando serve attivarsi ed essere determinati usiamo l’energia yang, come il fuoco che accende il movimento.

La Gestalt dice la stessa cosa con un altro linguaggio: tutto è una gestalt, cioè un’unica forma in cui due opposti si muovono per creare unità. Non sono mai opposti separati, ma due ali della stessa farfalla. In terapia si lavora per questo sulla polarità. Se vivi molta apatia, che ne fai della tua rabbia? Se sei sempre agitato, come puoi contattare la tua calma? Se sei triste, che cosa ti dà piacere?

Yin e Yang agiscono anche nelle relazioni. Se in un partner prevale lo yang, per lui sarà più facile arrabbiarsi ed esprimersi in modo concreto. Per stare bene certamente serve saper esprimere il proprio yang (il fuoco, l’azione, la determinazione, il movimento attivo ed ascedente,  ed estroverso) , ma anche il proprio yin (il fluire, l’intuire, la morbidezza, il movimento discendente e più introverso), quando la situazione lo chiede. E ricordiamo che Yin e Yang si scambiano continuamente:,non stanno  mai fermi, ma girano in un cerchio, in una spirale.

Terra, Cielo e L’essere Umano nel mezzo

Un altro principio fondamentale nel taoismo, è quello di terra, cielo ed essere umano che  si trova nel mezzo. Sotto i piedi c’è la terra, nostra madre che accoglie e offre appoggio. Sopra di noi c’è il cielo, nostro padre, che dà la direzione e ci fa da bussola. L’essere umano è il ponte tra i due.

A me questo principio trasmette sicurezza: la sensazione di essere accolta, sostenuta, e di potermi muovere nel mondo con più libertà. Per questo serve restare presenti e attenti a ciò che c’è. Con la dimensione orizzontale e quella verticale insieme lo sguardo si allarga, si fa meno concentrato su un solo dettaglio e si evita la visione a tunnel.

C’è poi un principio che incide molto sulla qualità della vita: l’intenzione. Dove va il nostro sguardo, letteralmente e metaforicamente? Conviene coltivare un’intenzione verso qualcosa che ci ispira, che ci entusiasma, che ci fa piacere sperimentare. L’intenzione è come il faro di una barca,  illumina la rotta che stiamo davvero scegliendo.

Il centro e la contemplazione della mente

In molte pratiche, e in particolare nel taoismo, si lavora a lungo sul proprio centro: è quello che chiamiamo “sentirsi centrati”. È lo stato in cui possiamo ascoltare in profondità ciò che accade dentro il corpo e fuori (interocezione e propriocezione). Tra dentro e fuori si crea uno scambio più libero, come una porta che finalmente si apre nei due sensi. Da qui nascono la contemplazione, la possibilità di essere se stessi in modo naturale, e un’intuizione che si sviluppa insieme a un’integrazione sempre più ampia e profonda.

Il grounding, il radicamento, aggiunge resistenza e stabilità mentale, è la zavorra che permette alla barca di non ribaltarsi quando il vento cambia.

Quando restiamo in contatto autentico con il nostro centro, entriamo in uno stato di amore universale, di compassione e di contemplazione. Cambia il fuoco dell’attenzione, e comincia ad accadere qualcosa di più in linea con la nostra natura autentica di quel momento. Ci abbandoniamo, ma restiamo attivi e attenti a ciò che sentiamo. Sentiamo la nostra forza e la nostra presenza, diventiamo più saggi e meno reattivi.

Quando riusciamo a contemplare la nostra mente, raggiungiamo uno stato di pace, di presenza sottile, di unione tra dentro e fuori. Possiamo chiamarlo il vuoto che in realtà è pieno, come il silenzio di una stanza che custodisce tutta la musica prima che qualcuno la suoni.

Così, senza ostacolare il processo, iniziamo a contattare davvero le emozioni e le sensazioni del corpo. Entriamo in una relazione più piena e più onesta con noi stessi, e cresce la consapevolezza, come se salissimo di livello nella nostra coscienza. Possiamo navigare con più creatività il nostro mondo interiore, comprese le parti meno consapevoli, che spesso chiamiamo la parte ombra. A quel punto scegliamo come agire con saggezza in ogni istante della vita e ci esprimiamo in modo spontaneo e creativo.

Il Maestro e l’Integrazione

Ho la fortuna di poter contemplare  il maestro Mu Yuchun, maestro di arti marziali cinesi. Mi colpisce il modo in cui si muove nel mondo: integro, in tutta la sua totalità. Il suo movimento è fluido e allo stesso tempo solido, come un fiume dentro un letto di roccia, e muove l’energia dentro e attorno a sé. Potete immaginarlo, ma potete anche viverlo dentro di voi. È un fenomeno totalizzante, quando ci si accorge della piena integrità tra fluidità, velocità, morbidezza e radicamento. La trasformazione accade proprio mentre ci si muove, in questo momento.

Ci dice quanto sia importante cercare l’integrazione, per la crescita personale e per una migliore qualità della vita. Integrazione, wholeness, significa unire mente, cuore e azioni istante dopo istante.

Il modo in cui viviamo e agiamo si riflette sulla nostra vita, ciò che pensiamo e ciò che facciamo ha conseguenze dirette, come i cerchi che un sasso lascia sull’acqua. La Gestalt, che è un approccio esistenziale, dà molto valore proprio alla responsabilità della scelta.

Per questo coltivare lo stato naturale è fondamentale per il benessere psicofisico in generale, e lo si vede da approcci e lenti diversi.

L’immaginazione come ponte verso la Trascendenza

In molte pratiche l’immaginazione è lo strumento che accende qualcosa oltre noi stessi, una scintilla che porta lo sguardo più in là. Nel Dzogchen, per esempio, si visualizzano lettere specifiche o yantra, oppure ci si manifesta come un riflesso di luce o un arcobaleno, con tutti questi elementi insieme. Nelle arti marziali l’intenzione va ancora più lontano: il maestro Mu Yuchun dice che dove va l’anima, cioè oltre il visibile, lì andiamo a cercare l’invisibile. L’immaginazione, quindi, è già in sé uno strumento verso la trascendenza.

Il prossimo movimento

Questo rapido sguardo sulle pratiche ci ricorda quanto sia importante diventare sempre più presenti e consapevoli di ciò che accade dentro e fuori di noi. Esistono molti metodi per farlo, e a ciascuno può suonare quello che gli è più affine. Io ho condiviso con voi ciò che mi richiama di più e ciò che ho vissuto di più lungo la mia strada.

La psicoterapia della Gestalt è lo spazio proprio per conoscersi. Non è uno spazio esoterico  è il luogo in cui possiamo metterci in gioco e contemplare con una lente più limpida, ciò che viviamo qui e ora e dove imaginiamo  di andare .

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